Palazzo San Francesco a Domodossola, dialogo tra arte classica e spirituale

Palazzo San Francesco: tra vino e chiesa a Domodossola

Palazzo San Francesco a Domodossola: da chiesa duecentesca a museo civico, luogo della dedizione ai Visconti nel 1381, oggi sede della pinacoteca vigezzina.

Palazzo San Francesco, nel cuore del centro storico di Domodossola, è oggi sede dei Civici Musei Gian Giacomo Galletti, ma la sua storia affonda le radici in una chiesa duecentesca dedicata al santo di Assisi.

Da chiesa trecentesca a palazzo civico

L’edificio sorge sull’impianto di una chiesa precedente, risalente alla fine del Duecento, dedicata a San Francesco. La chiesa, a cui era annesso un convento, aveva tre navate scandite da dodici colonne in serizzo con capitelli scolpiti raffiguranti scene eucaristiche, sfingi, maschere e foglie d’acanto.

Il luogo della dedizione ai Visconti

Nel convento si tennero quattro concili provinciali tra Quattro e Cinquecento, e il 19 marzo 1381 vi fu firmato l’atto di dedizione degli ossolani ai Visconti: un momento chiave della storia politica della valle, tanto che il comune intitolò la piazza antistante la facciata della chiesa “Piazza della Convenzione”, nome che porta ancora oggi.

Dal demanio napoleonico al museo civico

Gli sconvolgimenti politici e culturali legati alla nascita del Regno d’Italia napoleonico portarono al passaggio della chiesa al demanio statale. Nel 1986, con lo scioglimento della Fondazione Gian Giacomo Galletti, il palazzo divenne infine proprietà del Comune di Domodossola. Dopo anni di restauri, il piano terra, con gli affreschi della chiesa antica databili tra XIV e XVI secolo, è diventato sede di mostre permanenti e temporanee. Dal 2011 una sezione del palazzo ospita anche la civica pinacoteca vigezzina, con opere tra cui quelle di Giuseppe Rossetti.

Palazzo San Francesco nel cuore di Domodossola

Il palazzo si affaccia sul centro storico, a pochi passi da Piazza Mercato. Per approfondire storia e orari del museo, il riferimento è la scheda di visitOssola.

Dopo la visita al museo, i vigneti che circondano Domodossola sono a pochi minuti: un’occasione per una degustazione tra arte e vino.

Un edificio che racconta più epoche

Passeggiare oggi tra le sale di Palazzo San Francesco significa attraversare idealmente sette secoli di storia ossolana: dalle colonne in serizzo della chiesa trecentesca, agli affreschi rinascimentali, fino alle collezioni civiche che raccontano l’arte e la vita quotidiana della valle nei secoli successivi. Pochi edifici in Val d’Ossola riescono a condensare così tante epoche diverse in un unico spazio visitabile.

Domodossola tra Leponzi e Visconti

Domodossola fu fondata in epoca preromana dai Leponzi, che le diedero il nome di Oscella, e passò sotto il dominio di Roma nel 12 a.C., diventando un punto di passaggio lungo la strada romana che collegava Milano al Lago Maggiore. Dall’inizio del X secolo il territorio entrò a far parte del “comitatulus Oxulensis”, gravitando sotto l’influenza dei vescovi di Novara. Nel Duecento iniziarono le tensioni tra la popolazione locale e i vescovi, con i Visconti che tentarono ripetutamente di annettere l’Ossola ai propri domini, fino a quando Gian Galeazzo Visconti riuscì infine ad annettere Domodossola nel 1381, proprio l’anno dell’atto di dedizione firmato nel convento di San Francesco.

L’occupazione svizzera e la divisione dell’Ossola

Nel 1410 le truppe vallesane occuparono l’intera Ossola Superiore, costringendo gli abitanti a giurare fedeltà ai Dodici Cantoni. Per liberarsi dal dominio svizzero, la popolazione si sottomise nel 1411 ad Amedeo VIII di Savoia, che l’anno successivo raggiunse un accordo con Filippo Maria Visconti per cedergli l’Ossola Inferiore, mantenendo per sé l’Ossola Superiore: un episodio che spiega ancora oggi la storica distinzione tra le due parti della valle.

Conoscere questi due episodi, la dedizione ai Visconti e la successiva divisione dell’Ossola, aiuta a comprendere meglio perché Palazzo San Francesco sia considerato un luogo simbolico non solo per la storia religiosa, ma anche per quella politica dell’intera valle.

Un ultimo dettaglio: la stretta vicinanza tra il palazzo e i vigneti che circondano Domodossola non è casuale, ma racconta un legame antico tra fede, potere politico ed economia agricola che ha da sempre caratterizzato questo territorio.

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