La stazione internazionale di Domodossola è molto più di un semplice scalo ferroviario: è il biglietto da visita per chi arriva in Italia dall’Europa centrale attraverso il traforo del Sempione.
L’architetto Luigi Boffi
La stazione fu progettata dall’architetto Luigi Boffi, selezionato per disegnare le stazioni dell’intera linea che da Arona risaliva la sponda occidentale del Lago Maggiore e la Val d’Ossola fino al confine di Iselle di Trasquera. Boffi ideò edifici a 4, 6, 8 o 10 luci, mantenendo elementi in stile liberty variabili a seconda dell’importanza delle località servite. Per Domodossola, stazione internazionale e vero biglietto da visita per i passeggeri provenienti da oltralpe, ne realizzò una versione a 23 luci, per fare spazio agli uffici doganali e a quelli dello scalo ferroviario. L’architetto si trasferì persino in città per seguire personalmente il cantiere.
Granito di Baveno e cimase liberty
Dal punto di vista architettonico, la facciata della stazione presenta una fascia marcapiano realizzata in granito di Baveno e tre cimase che si elevano dall’edificio, elementi decorativi tipici dello stile liberty dell’epoca. La stazione, situata in Piazza Matteotti, è dotata di 6 binari passanti serviti da 4 banchine.
Una stazione pensata per l’Europa
Fin dalla progettazione ottocentesca, si sapeva che da questa stazione sarebbe passata una delle principali arterie di comunicazione tra l’Italia e la Mitteleuropa, grazie alla futura apertura del traforo ferroviario del Sempione, inaugurato nel 1906. Ancora oggi la stazione mantiene funzioni di frontiera, con uffici doganali attivi per i passeggeri in transito tra Italia e Svizzera.
La stazione nel cuore di Domodossola
Per raggiungere il centro storico di Domodossola, con Piazza Mercato, bastano pochi minuti a piedi dalla stazione. Per approfondire la storia dell’edificio, il riferimento è la scheda di Wikipedia sulla Stazione di Domodossola.
Chi arriva in treno può facilmente raggiungere anche i vigneti che circondano la città, con una degustazione a pochi minuti dai binari.
Un ricordo che vive nelle cartoline d’epoca
Numerose cartoline d’epoca, oggi conservate da collezionisti e archivi storici, testimoniano l’aspetto della stazione nei primi decenni del Novecento, con i binari affollati di viaggiatori diretti oltralpe: immagini che raccontano l’importanza che questo scalo ha avuto fin da subito per i collegamenti tra Italia e Nord Europa.
Un confine ancora attivo
La stazione internazionale di Domodossola resta ancora oggi uno dei principali punti di attraversamento del confine tra Italia e Svizzera, insieme ad altri valichi come Iselle di Trasquera e il Gran San Bernardo, sia per il traffico ferroviario che per quello stradale: un ruolo di frontiera che l’edificio di Boffi svolge fin dalla sua costruzione, oltre un secolo fa, e che ne conferma ancora oggi l’importanza strategica per i collegamenti tra Italia e Nord Europa.
Un patrimonio architettonico da preservare
La conservazione dell’edificio progettato da Boffi rappresenta oggi una sfida importante per gli enti competenti, chiamati a bilanciare le esigenze di ammodernamento tecnologico degli impianti ferroviari con la tutela di un patrimonio architettonico di inizio Novecento che continua a rappresentare un simbolo identitario per l’intera città di Domodossola.
Un edificio che continua silenziosamente a raccontare oltre un secolo di storia dei collegamenti tra Italia e Svizzera.
Un modello per le altre stazioni della linea
Il progetto firmato da Boffi per Domodossola divenne in qualche modo un modello di riferimento anche per le altre stazioni minori della stessa linea, pur con le dovute differenze di scala: un’unità stilistica che ancora oggi permette di riconoscere gli edifici disegnati dallo stesso architetto lungo tutto il percorso da Arona al confine svizzero, in un raro esempio di coerenza progettuale applicata a un’intera infrastruttura ferroviaria.
Una storia lunga oltre un secolo, ancora in movimento.
Ancora oggi, cent’anni dopo, quel disegno resta valido.